Immagini della mostra di Lawrence Weiner del 2013 allestista presso Villa Panza a Varese. © Sergio Tenderini - All right reserved - Fotografo Collaboratore FAI - Fondo Ambiente Italiano Villa e Collezione Panza Varese.
Alla fine del 2009 Giuseppe Panza ha consegnato al FAI trentuno progetti autografi relativi ad artisti ed opere appartenenti alla seconda e terza fase della collezione (che ha preso corpo a partire dalla fine degli anni’60, con i protagonisti dell’Arte Concettuale e Minimale, e dagli anni’80 con l’Arte Monocromatica e l’Arte Organica), esprimendo il preciso desiderio che gli stessi venissero realizzati negli spazi al piano terra delle Scuderie della Villa, come documentano i disegni ad illustrazione degli allestimenti delle opere da lui selezionate e i relativi approfondimenti sugli artisti.
In collaborazione con l’Archivio Panza il primo appuntamento di questo speciale ciclo/esplorazioni è dedicato a Lawrence Weiner, classe 1942, (nativo del Bronx, New York) considerato unanimemente dalla critica internazionale come pioniere dell’Arte Concettuale, fu tra i primi a tradurre l’oggetto artistico in puro linguaggio. Risalgono al 1969 le prime opere di Weiner collezionate da Giuseppe Panza: un importante corpus di ben trentanove lavori databili dal 1969 al 1973 e riuniti dal collezionista milanese fino al 1976; un anno cruciale in cui terminò la prima e la seconda fase della collezione ed iniziò un periodo di stasi a causa della personale e difficile situazione economica di Giuseppe Panza. Panza Collection official website: panzacollection.org
Lawrence Weiner è un artista poliedrico che ha fatto del valore grafico della parola il suo principale mezzo di espressione. Dal 1967, infatti, il suo lavoro viene “formulato” ricorrendo allo strumento della lingua piuttosto che agli idiomi convenzionali dell’arte quali la pittura e la scultura intesi in senso tradizionale. «L’arte non è una metafora sul rapporto che intercorre tra l’uomo e gli oggetti, né su quello esistente fra gli oggetti e gli oggetti. E’ una rappresentazione di un fatto empirico che esiste», sostiene Lawrence, così come «Non rivelare il potenziale, né le capacità, di un oggetto (materiale) offre una realtà concreta, oggettivamente osservabile, o verificabile».
I lavori esposti a Villa Panza rientrano nella produzione dell’artista americano a cavallo tra la fine degli anni’60 e i primissimi anni’70, momento in cui Weiner, cancellando dal processo di esecuzione pittorica ogni traccia di abilità tecnica, talento ed espressività, sottolinea il ruolo generativo del titolo dell’opera e la crescente importanza dell’enunciato linguistico, contro la progressiva cancellazione dell’oggetto, che perde gradualmente il ruolo di riferimento primario.
















